fav
Artista:
Genere:
Date:
Titolo / Artista
Date
 Genere 
Intervista con Miyavi a Londra
Date: 2015.09.25
 Intervista 
Artista:   Miyavi  
 
Immagine © Yusuke Okada
Miyavi ci regala pochi ma intensi minuti a Londra prima dell'imminente concerto

Quando sei arrivato a Londra? Sei pronto per il concerto?

Sono arrivato un paio di giorni fa, inizierò le prove presto. Sono prontissimo per il concerto!

“Samurai” è probabilmente la parola giapponese più famosa all'estero. Come ti senti ad essere chiamato “Samurai Guitarist”?

Ne sono veramente orgoglioso. Un Samurai combatte con la sua spada, ma per me la mia chitarra è come un'arma. Come la mia canzone “The Others” dice, “Instead of rifles We play guitars” (invece di fucili, suoniamo le chitarre). Io combatto non per ferire le persone, ma per proteggere e mettermi in discussione.

Quando e come hai iniziato ad esibirti con la tecnica del finger-slapping ? Sembra abbastanza doloroso, lo è?

Volevo trovare il mio stile personale, e differenziarmi dagli altri grandi chitarristi.
Quando ad un tratto l'idea mi è venuta dallo Shamisen
Lo shamisen è la tradizionale chitarra giapponese, è la nostra chitarra. Ho iniziato quindi mischiando lo stile tradizionale giapponese con lo stile occidentale e strumenti della scena rock.

Ero giovane quando ho iniziato, non mi ricordo esattamente quando. Sanguinavo esibendomi in tour. A volte me ne accorgevo soltanto guardando le corde della mia chitarra. Durante lo show non mi rendo conto e non mi importa, perchè vengo completamente rapito da quello che faccio e solo dopo il concerto mi dico “Wow!!”

Puoi dirci qualcosa riguardo il tuo nuovo Studio Album “The Others”?

L'ho registrato a Nashville. Mi sono trasferito a Los Angelse subito dopo il mio quarto tour mondiale. Adesso non faccio soltanto musica, ma mi dedico alla recitazione e alla moda. Tutto ruota intorno all'esprimersi, a dare un messaggio che vuoi trasmettere al pubblico. È così per ogni cosa, la musica, la recitazione, la moda, è tutto finalizzato all'espressione, ma quando si tratta di musica, mi piace pensare al California Roll. Agli chef giapponesi non piace molto, perchè va contro la tradizione. Il California Roll è fatto con ingredienti tradizionali quali il riso e la salsa di soia, ma in più ha l'avocado che è estraneo al sushi a cui siamo abituati.
Quindi per me l'avocado come elemento nuovo, rappresenta la chiave, la giusta strada da seguire.
Sono asiatico e ho il mio stile, la mia tecnica, il mio modo di apparire. Adesso ho solo bisogno di trovare qualcosa in più da aggiungere, proprio come l'avocado nel California Roll. Questo è il mio obbiettivo.
A Nashiville, ho trovato il groove, la storia, le radici della musica. Non è una questione di business musicale, si tratta piuttosto di voler trasmettere quello che si prova. Le persone hanno cominciato a fare musica perchè volevano condividere con gli altri dei momenti, le passioni e le emozioni. Adesso è diventata comunque un business, ma tutto parte sempre dall'esprimersi.
L'esperienza a Nashville mi ha riportato a un primordiale istinto verso la musica.

Parliamo ora della tua carriera come attore. Come è stato lavorare con Angelina Jolie per il suo film Unbroken?

E' stato grandioso. Lei non è solo un'attrice, ma un'artista a 360°.
Angie ha una missione e io l'ho percepita in questo film, e volevo esserne parte perchè è significativo.
Il film in se è alquanto controverso, ma non riguarda la guerra in se, o quale paese abbia vinto o perso, il vero protagonista è l'essere umano e quanto forte possa diventare. Questo è quello che mi ha detto quando ci siamo incontrati per la prima volta a Tokyo. Questa è la sua missione e questo è quello che vogliamo trasmettere al pubblico.
Il mio ruolo nel film è quello del cattivo, e inoltre mostra il lato negativo del Giappone. Di sicuro non è questo che voglio rappresentare, ma sento che questa missione è importante. Ho visto un filmato in cui, il protagonista, Louis Zamperini, ai giochi olimpici di Nagano, correva con bambini di diverse parti del mondo. Aveva 80 anni all’epoca e tutti sorridevano. Questo è l'obbiettivo definitivo, lui è andato oltre e ha perdonato tutto. Ho sentito la sua forza. Questa è la cosa più forte che un essere umano possa avere. È stato significativo e ho imparato molto da questa esperienza.

Pensi di continuare la carriera nel mondo cinematografico?

Certo, perchè no? Non sono un professionista, ma comunque sono un'artista. Io esprimo.
Non ho le tecniche o l'esperienza come attore e a volte ho difficoltà a esprimermi in inglese, ma alla fine riesco a comunicare le mie emozioni.
Noi in quanto essere umani siamo naturalmente in grado di esprimere ciò che sentiamo. Quando diciamo “ti voglio bene, ti amo” ai nostri cari, lo stiamo facendo con i sentimenti più profondi senza nessuna finzione. E' necessario mettere quella naturalezza nella performance. Nel caso specifico di un film sei costretto a seguire un copione quindi è molto più difficile riuscirci.

La tua vita è cambiata dopo il film?

Si. Mi sono trasferito a Los Angeles, e l'ho fatto per due ragioni.
Una riguarda l'educazione delle mie figlie. È stato un grosso sforzo per me imparare l'inglese, e non voglio che per le mie figlie sia lo stesso. La seconda ragione riguarda l'opportunità di poter lavorare con altri produttori in modo da sentire le radici e la storia di una diversa cultura musicale.
Quindi si, a conti fatti, la mia vita è cambiata, e sono cambiato anch'io.

Quest'anno è il decimo anniversario di Nippon Project. Puoi lasciare un messaggio per I lettori del nostro sito?

Ciao come va? Sono Miyavi e siamo a Londra.
Congratulazioni per il vostro decimo anniversario. Come giapponese sono contentissimo di essere qui. Non vedo l'ora di vedervi dal palco. Keep Rockin'. Peace!
Miyavi deshita (da Miyavi).


Nippon Project vuole ringraziare Miyavi e il suo management per aver reso possibile questa intervista
autore: Pietro S., Meiko K.
last update: 2015-09-25